Pubblicato nel 1889, Mastro-don Gesualdo e il secondo capitolo del ciclo dei Vinti e il testamento artistico di Giovanni Verga. Dopo la coralita di Aci Trezza, Verga concentra il suo sguardo impietoso su un protagonista unico, potentissimo nella sua ascesa e tragicamente solo nella sua caduta: Gesualdo Motta, l'uomo che con le sue mani si e fatto da se. La scena si sposta nell'alta borghesia di provincia, in una cittadina siciliana in fermento. Gesualdo, muratore arricchitosi con l'intelligenza e una fatica bestiale, e riuscito a scalare i gradini della gerarchia sociale: da "e;mastro"e; (uomo del popolo) e diventato "e;don"e; (signore). Ma il prezzo di questa ascesa e altissimo. Il suo unico dio e la "e;roba"e; la ricchezza, la terra, il potere che essa conferisce e a questo dio ha sacrificato tutto: gli affetti, l'amore per la serva Diodata, e persino la dignita, imparentandosi con una famiglia nobile e decaduta, i Trao, attraverso un matrimonio di interesse con la fredda e inaccessibile Bianca. Circondato dall'ostilita dei nobili che lo disprezzano e dall'invidia del popolo che lo rinnega, Gesualdo e solo, sospeso in un limbo sociale dove nessuno lo accetta per quello che e. La ricchezza, che avrebbe dovuto aprirgli le porte della felicita, diventa la sua prigione, il suo isolamento. Solo sul letto di morte, a Palermo, lontano dalla sua terra e dalla sua roba, Gesualdo tocchera con mano l'amara verita: i beni materiali, per cui ha lottato una vita intera, non possono comprare ne l'amore di una figlia, ne un gesto di sincera pieta. Verga scolpisce un personaggio di straordinaria potenza tragica, eroe e vittima di una societa che divora i suoi figli. Mastro-don Gesualdo e il romanzo della solitudine del potere, l'epopea malinconica di un uomo che, inseguendo il sogno di essere qualcuno, ha finito per non appartenere piu a nessun luogo e a nessun cuore.