Prima dei romanzi, prima dei Premi Strega e del successo, Cesare Pavese fu poeta. E pubblico il suo primo libro, Lavorare stanca, nel 1936, destinato a diventare uno degli esperimenti piu radicali e originali della poesia italiana del Novecento. Siamo lontani dalla "e;grammatica ermetica"e; che dominava la lirica degli anni Trenta. Pavese sceglie consapevolmente una via periferica, dissonante: il verso lungo, a piede anapestico, che restituisce il passo di chi cammina, il respiro di chi lavora, il ritmo di chi attraversa la citta o la collina. E la "e;poesia-racconto"e;, come amava definirla: una poesia che non canta, ma narra; che non evade, ma si sporca di realta. Nei settanta componimenti raccolti suddivisi in sezioni che portano titoli emblematici come "e;Antenati"e;, "e;Citta in campagna"e;, "e;Paternita"e; si dispiega l'intero universo pavesiano. Le colline delle Langhe, il silenzio dei contadini, la fatica dei sabbiatori sul fiume, i pomeriggi vuoti nelle strade di Torino, il desiderio e l'incomunicabilita, la solitudine come condanna e come scelta. E poi il sesso, il sangue, la morte: quei "e;miti"e; primordiali che gia qui trovano la loro prima, folgorante messa in forma. Questa raccolta rappresenta la summa dell'esperienza poetica del primo Pavese, il laboratorio in cui vengono sperimentati quei temi e quelle ossessioni che troveranno compimento nella narrativa matura. Come scrisse Italo Calvino, e qui che Pavese costruisce il suo sguardo sul mondo: uno sguardo che non giudica, ma osserva; che non si scioglie in lirismo, ma si trattiene nel racconto. A rileggerlo oggi, Lavorare stanca appare per quello che e: un classico del Novecento italiano, l'opera prima di un grande scrittore che volle misurarsi con la forma piu difficile, e la piego alla sua inconfondibile, inesorabile verita.